Entra nel vivo il piano triennale di stabilizzazione dei precari della PA: le linee guida dell'ANCI

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di Andrea Bufarale

Come già annunciato più volte su queste pagine ed in ultimo con la notizia pubblicata il 25 Novembre 2017 (si veda “Precariato nella P.A., previste 50.000 nuove assunzioni dal 2018 : la circolare della Funzione pubblica tra conferme e novità” : http://www.codiceconcorsipubblici.org/blog/723-precariato-nella-p-a-,-previste-50-000-nuove-assunzioni-dal-2018-la-circolare-della-funzione-pubblica-tra-conferme-e-novit%C3%A0.html) con il nuovo anno, a partire dal 1 Gennaio 2018, entra a pieno regime il c.d. piano triennale di stabilizzazioni di personale nella pubblica amministrazione.

A seguito dell’ormai famosa circolare n. 37/2017 del Ministro Madia di cui vi avevamo già parlato, nei giorni scorsi l’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) ha emanato delle proprie linee guida al fine di fornire un valido supporto agli enti che intendano avvalersi di questo strumento (in allegato).

Innanzitutto, ricorda l’ANCI, che le stabilizzazioni non sono obbligatorie: l’ente, quindi, deve prima di tutto decidere o meno se sfruttare tale meccanismo previsto dalla riforma Madia. Infatti nella circolare, le stabilizzazioni sono state disciplinate non come un obbligo ma come una mera facoltà poiché il loro “sfruttamento” comporta una serie di nuovi limiti di cui gli enti dovranno necessariamente tenere conto come ad esempio il divieto di stipulare nuovi contratti flessibili per tutta la durata del processo di stabilizzazione (la ratio è che non si possono reclutare nuovi precari).

In seconda battuta l’ANCI ricorda come tali nuove forme di stabilizzazioni devono coordinarsi con quelle previste da norme più “vecchie” ma tutt’ora in vigore come la legge 190/2014 valida fino al 2020 per il personale educativo ed insegnante oppure i piani straordinari di reclutamento introdotti dal D.L. n. 113/2016.

Viene sottolineato inoltre che la scelta di avvalersi di tale facoltà "cozza" con le capacità finanziarie ed assunzionali degli enti: le stabilizzazioni, infatti, non esulano né dai vincoli di spesa previsti dalla normativa vigente e né dall’essere appositamente previste nel piano triennale dei fabbisogni (ex piano triennale del fabbisogno di personale); su tale aspetto l’ANCI sottolinea inoltre, come già fatto dalla circolare della funzione pubblica che la platea dei “beneficiari” può essere ampliata sia facendo ricorso ad assunzioni a tempo parziale che destinando a tale scopo una “fetta” delle quote ordinariamente destinate al lavoro flessibile.

Nel caso del divieto di stipulare nuovi contratti flessibili per tutta la durata del processo di stabilizzazione, accennato in precedenza, viene inoltre ricordato che questo riguarda solo le “professionalità e le specifiche posizioni” oggetto di tali procedure straordinarie e pertanto sarà compito degli enti stabilire nella programmazione il quantum di risorse da destinare alle stabilizzazioni e quanto invece lasciare al meccanismo ordinario dei contratti flessibili.

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