Corte di Cassazione: l’ordine di servizio illegittimo va rispettato ed eseguito

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di Andrea Bufarale

Questa è la conclusione, che farà sicuramente discutere, cui è arrivata la Suprema Corte di Cassazione con una recente sentenza dei giorni scorsi.

La vicenda nasce dal licenziamento di un Comandante di Polizia Locale di un comune Laziale per aver disatteso diversi ordini di servizio emanati dal Sindaco e dal Segretario Generale dell’Ente.

A quanto emerge dalla vicenda processuale, gli stessi ordini erano stati disattesi poiché caratterizzati da atteggiamenti vessatori (c.d. mobbing) e dequalificanti della professionalità acquisita.

C’è da dire inoltre che sia i giudici di primo grado del Tribunale di Latina che di secondo grado della corte d’appello di Roma avevano dato ragione alla ricorrente, dichiarando illegittimo il licenziamento con conseguente reintegra nel posto di lavoro sulla base del fatto che il Segretario Comunale ed il Sindaco, sulla base del regolamento degli uffici e dei servizi vigente nell’Ente potevano solamente impartire “direttive” generali sull’attività da svolgere mentre allo stesso comandante era affidata la Responsabilità del Servizio di Polizia Locale e pertanto egli era titolare dei poteri di gestione ed organizzazione del lavoro del corpo dei “vigili urbani”.

Secondo i Giudici della cassazione invece, la sentenza di secondo grado in particolare, ha compiuto una violazione di legge: la stessa infatti aveva deciso che “il dipendente che non condivida direttive o istruzioni impartite dal superiore ovvero dal datore di lavoro ovvero le ritenga dequalificanti abbia il potere o il diritto di disattenderle in luogo del più limitato diritto di azionare i rimedi giurisdizionali predisposti dall’ordinamento  per l’accertamento della illegittimità di tali direttive o istruzioni”.

Principio smentito a chiare lettere dalla cassazione che, applicando al pubblico impiego c.d. privatizzato ex art. 2, comma 2 del D.Lgs. 165/2001, una massima del diritto del lavoro privato,  testualmente ha recitato nel dispositivo odierno che “il lavoratore può chiedere l’accertamento della legittimità di un provvedimento datoriale che ritenga illegittimo, ma non lo autorizza a rifiutarsi aprioristicamente e senza un eventuale avallo giudiziario (conseguibile anche in via d’urgenza) di eseguire la prestazione lavorativa richiesta in quanto egli è tenuto ad osservare  le disposizioni impartite dall’imprenditore ex artt. 2086 e 2104 cc”.

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