Le c.d. progressioni verticali interne sono vere e proprie procedure concorsuali di assunzioni e pertanto devolute al Giudice Amministrativo e soggette alle regole dei concorsi pubblici

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di Andrea Bufarale

Questa è una delle conclusioni cui è giunta la Suprema Corte di Cassazione, in Sezioni Unite, con recente sentenza del 2018, pubblicata da pochi giorni.

Nel corso di queste settimane in molti ci hanno chiesto chiarimenti sul nuovo istituto delle progressioni verticali previste per il triennio 2018-2020 dall’art. 22, comma 15, del D.Lgs 75/2018 (c.d. Riforma Madia), con particolare riferimento alla Regolamentazione, al riparto di giurisdizione tra giudice amministrativo e giudice ordinario... cercheremo quindi di fare un po’ di chiarezza.

La vicenda riguarda una selezione interna dell’anno 2009 bandita dall’Agenzia Spaziale Italiana per il passaggio dal 3^ al 2^ livello professionale di tecnologo ad applicabile per analogia anche al nuovo istituto delle c.d. progressioni verticali di cui sopra, trattandosi addirittura di giurisprudenza della sezioni unite della cassazione che ha non ha fatto altro che confermare i suoi precedenti orientamenti espressi, in particolare, con le sentenze n. 7171/2014 – n.26270/2016 – n. 8424 e n.8425/2010).

La sentenza odierna non è tanto importante per quanto riguarda la conclusione della specifica vicenda, viste le particolarità dell’inquadramento dei dipendenti dell’Agenzia Spaziale Italiana ma nelle premesse espresse dalla Suprema Corte che hanno ribadito una serie di concetti molto importanti.

Il primo concetto importante che scaturisce, senza ombra di essere smentiti, è che per "procedure concorsuali di assunzione" - attribuite alla giurisdizione del giudice amministrativo, perchè ascritte al diritto pubblico ed all'attività autoritativa dell'amministrazione - si intendono non soltanto quelle preordinate alla costituzione "ex novo" dei rapporti di lavoro (come le procedure aperte a candidati esterni, ancorchè vi partecipino soggetti già dipendenti pubblici), ma anche i procedimenti concorsuali interni, destinati a consentire l'inquadramento dei dipendenti in "aree" funzionali o categorie più elevate, con "novazione oggettiva" dei rapporti di lavoro.

E’ il caso ad esempio del proliferarsi, nel comparto Enti Locali, delle progressioni verticali per il passaggio dalla Categoria C alla Categoria D ai sensi delle previsioni del D.Lgs. 75/2018. Tali progressioni, comportano evidentemente, un nuovo inquadramento del dipendente vincitore della selezione in una categoria di inquadramento più elevata e pertanto comporta una novazione oggettiva del rapporto di lavoro.

La devoluzione di eventuali controversie inerenti tali procedimenti al giudice amministrativo, escludendo pertanto che si tratti di progressioni poste in essere dalle amministrazioni con le capacità ed i poteri del datore di lavoro, implica altresì, l’applicabilità a tale istituto, dei principi e delle regole del Concorso Pubblico ai sensi del DPR 487/1994, recepibile successivamente dai singoli Enti mediante l’approvazione di un apposito Regolamento per le progressioni verticali.

Come dice testualmente la sentenza, “ove sia identificabile una suddivisione in "aree" delle qualifiche in cui è suddiviso il personale delle PA - perchè prevista dalla legge (per i dirigenti, articolati anche in "fasce", e con la mediazione della contrattazione collettiva di comparto, per i vice-dirigenti) o perchè introdotta anche per altre qualifiche da contratti o accordi collettivi nazionali di cui al D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 40 cit. - la procedura selettiva di tipo concorsuale (concorsi c.d. "interni") per l'attribuzione ai dipendenti della qualifica superiore che comporti il passaggio da un'area ad un'altra ha una connotazione peculiare e diversa, assimilabile alle "procedure concorsuali per l'assunzione", e vale a radicare - ed ampliare - la fattispecie eccettuata rimessa alla giurisdizione del giudice amministrativo di cui al citato del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 4, dando luogo ad un'ipotesi di passaggio verticale di funzioni a livello qualitativo, richiedente una più completa professionalità ed un maggior bagaglio di esperienze, che corrisponde ad un passaggio da un'"area" ad un'altra nel sistema classificatorio del personale (ex plurimis)”.

Naturalmente la corte è addivenuta a ciò per via di quanto previsto dalla norma cardine di cui all’art. 97 della costituzione che prevede, tra le altre, che l’accesso al pubblico impiego avvenga per il tramite del concorso pubblico e nel rispetto dei principi di buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa.

Pertanto, secondo la Suprema Corte, “anche il passaggio ad una fascia funzionale superiore comporta l'accesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni più elevate ed è soggetto, pertanto, quale figura di reclutamento, alla regola del pubblico concorso".

Dunque, valgono anche per le progressioni verticali (e su questo c’era comunque poco dubbio…), le regole generali sullo svolgimento dei concorsi pubblici stabilite dal DPR 487/1994.

Ad Maiora !


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