Concorsi pubblici: l’impugnazione della selezione deve avvenire dal momento dell’esito negativo del candidato

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di Andrea Bufarale

Questa è la conclusione cui è giunto il Consiglio di Stato, sezione III, con recente sentenza che ha confermato l’orientamento di primo grado del Tribunale Amministrativo Regionale ribadendo un consolidato orientamento giurisprudenziale.

Nello specifico, la vicenda tratta di alcuni medici veterinari che hanno prodotto ricorso avverso una procedura per titoli, per l’inserimento nella graduatoria relativa all’anno 2017 per l’affidamento di incarichi da parte della Regione Molise nell’ambito della Medicina Specialistica Veterinaria.

Secondo la Regione Molise, che aveva appellato la sentenza di primo grado, infatti, il ricorso era giunto tardivamente in quanto presentato soltanto all’atto di approvazione della graduatoria finale e non già al momento della pubblicazione dell’avviso di selezione prodotto dalla medesima, che definiva, tra gli altri, i criteri di valutazione dei titoli impugnati dai ricorrenti.

Sul punto il giudice di primo grado aveva osservato che al momento della sua pubblicazione la delibera risultava priva di effetti lesivi, in quanto essa introduceva “meri criteri di valutazione” e “parametri integrativi da applicare in sede di predisposizione delle graduatorie definitive”, il cui effetto lesivo “meramente potenziale” è “divenuto attuale solo allorquando la parte ricorrente ha potuto accertare di non trovarsi più in posizione utile proprio a motivo dei nuovi criteri applicati dalla ....omissis....nella stesura della graduatoria definitiva in recepimento della delibera regionale”.

I giudici di Palazzo Spada hanno ribadito innanzitutto la competenza della giurisprudenza amministrativa anche su selezioni interne c.d. paraconcorsuali e si seguito confermando de plano l’architettura giuridica della sentenza di primo grado con la granitica motivazione che “La soluzione adottata dal Tar muove da un preliminare inquadramento della fattispecie nell’ambito delle procedure concorsuali che, per quanto esposto in premessa, costituisce statuizione coperta da giudicato e qui non revisionabile, come tale destinata a riverberarsi anche sulle conseguenti considerazioni in tema di tempestività del ricorso” continuando successivamente in questi termini “….. è principio consolidato - più frequentemente ribadito nella materia delle gare per l’affidamento di pubbliche commesse ma generalmente valido nel più ampio settore delle procedure selettive - quello per cui le clausole che stabiliscono i criteri per la valutazione dei candidati non ledono immediatamente l'interesse dei concorrenti e, come tali, possono essere impugnate solo congiuntamente all'atto che definisce l’iter procedimentale. Un onere di immediata impugnazione sussiste solo in relazione a quelle prescrizioni che precludono (anche di fatto) la stessa partecipazione dell'interessato alla procedura. Eccettuata questa ipotesi - non ricorrente nel caso di specie, né in alcun modo evocata dalla parte appellante - il generale regime di impugnazione tipico delle procedure di selezione nel pubblico impiego prevede, dunque, che il dies a quo decorra dalla data di conoscenza dell'esito della comparazione, ovvero dalla conoscenza del provvedimento di approvazione della graduatoria, quale atto che rende concreto e attuale l’effetto pregiudizievole e percepibili gli elementi di contenuto che ne precisano l’esatta portata lesiva”.


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