Il Garante conferma: no all’accesso civico sui concorsi… salvo alcune eccezioni

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di Andrea Bufarale

Ve ne avevamo già parlato quasi due anni fa agli albori dell’accesso civico a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 97/2016 in modifica del D.Lgs. 33/2013 (http://www.codiceconcorsipubblici.org/blog/57-accesso-atti/688-no-all%E2%80%99accesso-civico-per-le-prove-dei-concorsi-pubblici.html - No all’accesso civico per le prove dei concorsi pubblici) ed ora il Garante della Privacy ha confermato che, in linea di massima, è da escludersi l’accesso civico sulle procedure concorsuali facendo però alcuni distinguo.

Cerchiamo qui di riassumere la situazione e di fare chiarezza: dopo l’approvazione del D.Lgs. 97/2016 c.d. FOIA (Freedom of Information Act), così come integrato dalle linee guida ANAC e ministeriali di cui abbiamo ampiamente parlato su queste pagine, la normativa nazionale sull’accesso agli atti prevede 3 diverse tipologie di istituti:

Accesso agli atti ex. art. 22 L. 241/1990

Accesso civico ex D.Lgs. 33/2013

Accesso civico generalizzato ex D.Lgs. 97/2016

La prima tipologia, quella più risalente nel tempo, è quella che ormai tutti abbiamo imparato a conoscere ed è esercitabile da coloro che abbiano “un interesse concreto ed attuale e giuridicamente tutelato” alla presa visione o estrazione copia di taluni atti (es. i concorrenti di procedure concorsuali).

La seconda tipologia, introdotta qualche anno fa e purtroppo ancora poco conosciuta, prevede che la richiesta di accesso possa essere effettuata nei confronti di tutti gli atti che l’amministrazione pubblica ha l’obbligo di pubblicare sulle proprie pagine istituzionali.

Infine l’ultima tipologia, introdotta nel 2016, ha postulato il principio della trasparenza amministrativa come accessibilità totale dei dati in possesso della PA, senza che questa turbi il normale andamento dell’attività amministrativa.

Come già ribadito dall’ANAC, le tre tipologie di accesso agli atti, convivono e coesistono poiché rispondono ad esigenze differenti ed a differenti gradi di profondità nell’accesso alla pubblica amministrazione (si veda ad esempio che l’accesso agli atti ex. art. 22 L.241/1990 è un istituto che consente a chi ne abbia interesse di “scavare” in profondità fino a quando non si vadano a ledere i c.d. dati supersensibili).

Nel 2017 il Garante della Privacy aveva chiarito e precisato che il c.d. accesso civico generalizzato non consente di avere copia delle prove relative a procedure concorsuali se il richiedente non è un partecipante alla stessa mentre in caso contrario potrà essere effettuato mediante l’utilizzo dell’istituto dell’accesso agli atti di cui alla L. 241/1990.

Oggi il Garante ha espresso il proprio parere su un istanza di accesso civico riguardante degli atti di una procedura concorsuale interna riservata al personale a tempo indeterminato dell’amministrazione procedente.

Nello specifico, la richiesta di accesso civico aveva a oggetto i seguenti documenti:

- «determinazione del commissario straordinario di approvazione della graduatoria inerente alle progressioni economiche orizzontali»;

- «determinazione di indizione e relativo bando di concorso di accesso alle p.e.o. con eventuale atto di nomina di commissione esaminatrice delle candidature (se prevista)»;

- «tutti gli atti procedimentali ed endoprocedimentali che hanno portato alla definizione della graduatoria e/o eventualmente richiamati nella determinazione n.193/2018 e nel prodromico bando».

Secondo l’autorità, infatti, della richiesta formulata, taluna documentazione può essere oggetto di accesso civico poiché, in assenza di specifico regime di pubblicità della procedura di cui trattasi, l’ostensione non va a ledere il principio generale di protezione dei dati personali per i quali invece l’accesso civico deve essere negato (art. 5-bis, comma 2, lett. a), del d. lgs. n. 33/2013, dove per dato personale si intende, naturalmente, qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile c.d. interessato - art. 4, par. 1, n. 1 Reg. UE GDPR).

Pertanto il garante ritiene, ad esempio, che l’ostensione della «determinazione di indizione e relativo bando di concorso di accesso alle p.e.o.», non vada a travalicare il limite dell’esistenza di pregiudizio concreto alla protezione dei dati personali per rifiutare l’accesso civico da parte della p.a. .

Cosa diversa invece per quanto riguarda la restante documentazione….

Infatti, si legge testualmente nel parere, “Quanto ai restanti documenti, contenenti dati e informazioni di persone fisiche, la questione della possibilità di accedere tramite l’istituto dell’accesso civico alla documentazione prodromica e funzionale all’approvazione di una graduatoria per la progressione economica orizzontale del personale amministrativo dipendente è già stata affrontata dal Garante in precedenti occasioni (cfr. parere contenuto nel provv. n. 231 del 18 aprile 2018, in www.gpdp.it, doc. web n. 8983308)” e ancora “In relazione alla documentazione richiesta, deve infatti essere ricordato che i dati e i documenti che si ricevono a seguito di una istanza di accesso civico – a differenza di quelli che si ricevono tramite l’accesso ai documenti amministrativi ai sensi della legge n. 241 del 7/8/1990 – divengono «pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli ai sensi dell’articolo 7», sebbene il loro ulteriore trattamento vada in ogni caso effettuato nel rispetto dei limiti derivanti dalla normativa in materia di protezione dei dati personali (art. 3, comma 1, del d. lgs. n. 33/2013).”

Alla luce di quanto sopra, conclude pertanto il Garante che “In tale quadro, si ritiene che – ai sensi della normativa vigente e delle indicazioni contenute nelle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico –l’amministrazione abbia correttamente respinto l’accesso civico alla graduatoria dei dipendenti e agli atti procedimentali ed endoprocedimentali, contenenti dati personali, che hanno portato alla definizione della predetta graduatoria. Ciò in quanto la relativa ostensione, unita alla generale conoscenza e al particolare regime di pubblicità dei dati oggetto di accesso civico, può arrecare ai soggetti controinteressati, a seconda delle ipotesi e del contesto in cui i dati e le informazioni fornite possono essere utilizzate da terzi, proprio quel pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali previsto dall’art. 5-bis, comma 2, lett. a), del d. lgs. n. 33/2013.

Naturalmente, resta in ogni caso salva, la possibilità dell’istante di accedere alla documentazione richiesta, laddove venga dimostrata l’esistenza di «un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso», ai sensi della diversa legge sull’accesso ai documenti amministrativi n. 241 del 7/8/1990 (artt. 22 ss.).


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