Il concorso “interno” non deroga alle regole del concorso pubblico: illegittima l’esenzione dalla prova preselettiva per i candidati interni all’amministrazione

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di Andrea Bufarale

Questo è quanto deciso dal Tar Lazio, con recente ordinanza collegiale, rimettendo gli atti alla Corte Costituzionale.

La vicenda, arrivata a conclusione con ordinanza n. 7067 del 3 giugno scorso, riguarda il famoso ricorso presentato dal Sindacato Dirpubblica – Federazione del Pubblico impiego, con la quale, i giudici amministrativi, rimettono la questione alla Corte Costituzionale rilevando la “non infondatezza” dei gravami sollevati.

Nello specifico, il Sindacato ha innanzitutto sollevato la questione assorbente di legittimità costituzionale di alcune disposizioni regolamentari e di avvisi di selezioni pubbliche, basati proprio su questi regolamenti, emanati dall’Agenzia delle Entrate nel corso degli ultimi anni.

Naturalmente, tutta la questione pregiudiziale di costituzionalità trae origine dall’art. 97 della carta costituzionale secondo cui è prescritta la regola del concorso pubblico, quale regola generale per l’accesso al pubblico impiego.

I giudici del Tar Lazio, aderendo in diversi punti a quanto proposto dai ricorrenti, ha inteso trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale, tralasciando altre valutazioni nel merito della questione, affinché decida in particolar modo in riferimento a due aspetti: il primo è quello della non legittimità della previsione regolamentare secondo cui l’Agenzia, permette di accedere all’area delle posizioni organizzative soltanto ai candidati c.d. interni, mentre il secondo è quello in cui l’Agenzia, nei concorsi con parziale riserva al personale interno, esonera i propri dipendenti dall’effettuazione della prova preselettiva.

In riferimento al primo punto i giudici Laziali hanno inteso ricostruire con particolare dovizia l’evoluzione normativa e regolamentare dell’area delle posizioni organizzative, così come intese all’interno dell’Agenzia delle Entrate concludendo che le stesse sono assimilabili alle posizioni dirigenziali in quanto queste avrebbero gli stessi poteri, previsti che l’art. 17 del D.Lgs. 165/01 riconosce soltanto ai dirigenti stessi ovvero sarebbero dotate di “responsabilità dell’attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati nonché la gestione finanziaria, tecnica ed amministrativa mediante autonomi poteri di organizzazione delle risorse umane e strumentali e di controllo”.

All’interno dell’Agenzia, tali posizioni organizzative vengono assegnate soltanto ai funzionari dell’Agenzia stessa senza pubblico concorso benché le stesse siano caratterizzate da poteri riconducibili alla qualifica dirigenziale.

Sulla base di quanto asserito, dunque, la posizione organizzativa, così come intesa all’interno dell’agenzia delle entrate, costituirebbe una vera e propria progressione di carriera verticale per i dipendenti appartenenti all’area immediatamente inferiore in quanto tale nuova funzione sarebbe caratterizzata dall’esercizio di ulteriori poteri non altrimenti riconducibili all’area di appartenenza e pertanto, come già ribadito dalla famosa sentenza della Corte Costituzionale n. 37/2017, “anche il passaggio ad una fascia funzionale superiore comporta l’accesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni più elevate ed è soggetto, pertanto, quale figura di reclutamento, alla regola del pubblico concorso”.

In riferimento al secondo punto, invece, ovvero quello dell’esonero dei propri dipendenti dalla prova preselettiva nel caso di concorsi con riserva, i giudici del Tar hanno inteso sollevare la questione di legittimità costituzionale in riferimento, addirittura, oltre all’art. 97 di cui in precedenza, anche dell’art. 51 della carta, ovvero del diritto di accesso dei cittadini agli uffici pubblici in condizione di parità.

Secondo i magistrati del collegio, infatti, la previsione dell’esonero dalla prova preselettiva solamente dei dipendenti delle Agenzie Fiscali (Entrate e Dogane/Monopoli) in possesso di anzianità biennale nell’esercizio di funzioni di elevata responsabilità o decennale di semplice servizio nella terza area, per tutta una serie di motivi che vedremo.

 In primis, l’esonero è da escludersi poiché è stato previsto per una categoria eterogenea di soggetti, ovvero tale previsione sembra correlarsi comunque non tanto alla qualificazione del dipendente ma alla condizione di dipendente stesso.

In secondo luogo, i giudici hanno rilevato l’anomalia che tale beneficio sia concesso indistintamente a tutti i dipendenti delle Agenzie Fiscali e pertanto anche a quello che hanno espletato funzioni diverse da quelle dell’Ente che bandisce il concorso e che pertanto, tale esonero, potrebbe essere legittimo se considerato in base all’intera categoria dei dipendenti pubblici e non soltanto a quelli delle Agenzie Fiscali.

Restiamo in attesa del giudizio della Corte Costituzionale che speriamo vada a dirimere tali questioni una volta per tutte…


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